5° INCONTRO : I PROSSIMI PASSI – come è andata

Ieri sera, rimpolpati nel numero e carichi di energia solare di stagione, ci siamo incontrati per l’ultimo appuntamento del nostro per-corso CEAT, dedicato a progettare il futuro del gruppo che da esso ha preso vita.
Ecco solo una piccola parte di quello che è successo:
abbiamo deciso di aprire le danze con una cena prelibata con pietanze condivise da ognuno di noi, dove come al solito non è mancata la condivisione di gustose ricette caserecce. Il momento di convivialità, per quanto ci abbia un po’ appesantito, è stato gradevole ed utile a cementare le relazioni tra i partecipanti!

Dopo esserci rimpinzati a sufficienza, abbiamo rimesso le mani al nostro inventario dei sogni e delle competenze creato nello scorso incontro, dando la possibilità a chi non c’era di intervenire ad aggiungere qualcosa di proprio.
Sogno vs realtà
Realtà versus Sogno
Successivamente abbiamo fatto un piccolo esercizio di Geometria, avvalendoci della cosiddetta Project Wheel utilizzata nel Dragon Dreaming, metodo di progettazione  ideato dall’australiano John Croft che mira a trasformare l’idea di un singolo in un progetto collettivo per portarlo a compimento (per saperne di più: https://bolognadentroportaintransizione.wordpress.com/cassetta-degli-attrezzi/dragon-dreaming/).
Con l’aiuto di uno dei nostri soliti cartelloni, ci siamo disposti lungo gli assi individuo/ambiente e teoria/pratica per capire dove siamo adesso, in che fase della vita e del nostro percorso: sognatori, progettisti, gente che fa, celebratori…
Perché c’è bisogno di tutti se si vogliono trasformare i sogni in progetti e realizzare grandi cose!
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La Project Wheel: dal sogno alla realtà!
E’ seguito un piccolo esperimento di World Cafè, altro strumento di facilitazione efficacissimo per stimolare l’intelligenza collettiva (per saperne di più: https://bolognadentroportaintransizione.wordpress.com/cassetta-degli-attrezzi/world-cafe/)
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Per questo esperimento, abbiamo provato a rispondere ai seguenti quesiti:
  • Che cosa può fare per me la Transizione?
  • Che cosa posso fare io per la Transizione?

Ci siamo dunque divisi in due gruppi, e fatto fluire l’intelligenza collettiva costruendo insieme due mappe che iniziano a delineare i prossimi passi di questo gruppo.

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Nel cerchio conclusivo, dove ognuno ha condiviso quello che gli ha lasciato questo per-corso, sono emerse rivelazioni, nuovi progetti, tanti sogni e la certezza che non finisce certo qui!

Del resto, ogni nuovo inizio comincia dalla fine di qualche altro nuovo inizio…

4° INCONTRO: LE MANI – TRANSIZIONE IN PRATICA!

Corroborati dalle visioni raccolte dal nostro viaggio nel futuro, abbiamo dedicato questo incontro alla comprensione di ciò che possiamo concretamente fare nel presente.

Siamo partiti enunciando i sei principi su cui la Transizione poggia (visione, inclusione, aumento della consapevolezza, resilienza, interventi psicologici, soluzioni credibili e appropriate) per poi smantellare tutte le classiche scuse che normalmente vengono addotte per non dar vita ad un’iniziativa di Transizione, quelli che Rob Hopkins chiama i 7 MA… 

Abbiamo così scoperto che la Transizione non necessita di chissà quali investimenti in tempo e denaro, che convive pacificamente con altri movimenti ambientalisti del territorio (traendo anzi vantaggio dalla loro presenza!)e, soprattutto, che non è troppo tardi per iniziare a fare qualcosa e che ciascuno di noi ha tutte le carte in regola per farlo.

Abbiamo quindi cominciato a chiederci cosa possiamo vogliamo fare personalmente perché da questo gruppo neo-formato prenda vita un’iniziativa di Transizione.

Abbiamo dunque posizionato sul pavimento due cappelli, uno blu, che avrebbe contenuto le nostre competenze, abilità, ciò che sentiamo di poter trasmettere/insegnare al gruppo ed uno verde, che avrebbe contenuto i nostri sogni nel cassetto rispetto al proseguimento di questa esperienza.

Ciascuno di noi ha scritto la sua su due diversi bigliettini, ricavati ahimè dalla dissacrazione di un poster di Valentino Rossi trovato, insieme a molti altri, appoggiato ad un bidone della spazzatura, in pieno spirito di riuso creativo 😉 del resto cosa c’è di meglio per celebrare la lentezza che distruggere il simbolo della velocità? (scusa Valentino :/ )

Dopo lo spoglio dei bigliettini, abbiamo riassunto il loro contenuto su dei post-it, divisi in due sezioni: sogno e realtà.

In conclusione, abbiamo provato a fare un esercizio di matching, ovvero cercare di capire se i nostri sogni possono essere realizzati sulla base delle competenze che abbiamo a disposizione. Alla fine, quasi tutti i bigliettini dell’area “sogno” si accoppiavano efficacemente ad altri della zona “realtà”. Ciò ci ha reso fiduciosi nella buona riuscita del gruppo nascente nel dar vita a qualcosa di concreto!

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Per concludere la serata, noi veterani abbiamo offerto una carrellata di progetti realizzati o in cantiere  come quello che un gruppo di sciagurati dentroportisti ha messo a punto di recente e che potete trovare qui: http://culturability.org/progetti-presentati/scuola-di-sostenibilita-urbana/  [ senza dimenticare i nostri vecchi achievements! https://bolognadentroportaintransizione.wordpress.com/progetti/ ] e il nostro Francesco ci ha offerto una spiegazione della Comunicazione Non Violenta (di cui sta diventando massimo esperto mondiale!) e delle sue intime connessioni con il processo di Transizione (per i curiosi: https://bolognadentroportaintransizione.wordpress.com/cassetta-degli-attrezzi/comunicazione-empatica/ ).

Adesso tocca a voi, marinai di questo nuovo equipaggio, decidere quale sarà il progetto che vi farà solcare i mari della Transizione!

Vi aspettiamo per l’ultimo e conclusivo incontro di questo percorso il prossimo lunedì, stesso posto, stessa ora.

Stay tuned!

CEAT 3, CIAK 2, SI GIRA! La “Discesa Creativa”: Resilienza e Rilocalizzazione.

Lunedì sera abbiamo continuato il nostro percorso alla scoperta della Transizione. In particolare, dopo aver trascorso il primo incontro dando conto dei problemi che affliggono i nostri tempi, stavolta abbiamo pensato di suggerire delle soluzioni.

Come al solito, il gruppo dei partecipanti si è rivelato variegato e variabile: tante facce nuove, alcuni desaparecidos, un pugno di sociologi dell’ultim’ora, i soliti “GASsiani” ( http://www.gasbo.it/) , qualcuno dalla vicina Social Street (https://www.facebook.com/groups/ViaColtelliSorbelliSocialStreet), danzatori e folk e tanto altro, come sempre all’insegna della biodiversità più assoluta!

Dopo un rapido giro di presentazioni e condivisioni di stato d’animo, abbiamo provato a scoprire il significato della parola resilienza, per alcuni ancora un po’ misteriosa.

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Abbiamo scoperto che questa parola, oltre a descrivere la proprietà di alcuni materiali di resistere ai traumi, rappresenta la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di adattarsi al cambiamento.

Strettamente connesso alla resilienza è il concetto di rilocalizzazione, legato all’idea di cercare ciò che ci serve all’interno della nostra comunità, dalle competenze, alle abilità, alle produzioni di ogni genere.

Abbiamo concluso la serata creando il nostro immaginario “villaggio della resilienza”, basato sulla produzione locale e sui vecchi mestieri, e creando la nostra rete di relazioni interna con l’aiuto di un gomitolo di lana (per gentile concessione del Club della Maglia).

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Abbiamo poi immaginato le conseguenze di un cambiamento profondo e strutturale del nostro modello economico e di convivenza: molti mestieri sono stati soppiantati dall’arrivo delle grandi imprese e della specializzazione funzionale, altri sono rimasti in vita ma hanno perso molto del loro valore strategico. Così guaritrice e erborista sono state travolte dai colossi dell’industria farmaceutica, il pescatore sostituito dall’allevamento intensivo, i piccoli produttori alimentari sorpassati dagli ipermercarti, la sarta da H&M, il liutaio da Guitar Hero e via discorrendo 😉

La nostra rete si è andata così progressivamente sgretolando, mettendo in luce la perdita di quelle tre caratteristiche che rendono un sistema resiliente: diversità, modularità circuiti di retroazione di raggio limitato (che tradotto per i comuni mortali significa: evitare l’effetto domino).

Nella prossima puntata…cominceremo ad occuparci del CUORE, ovvero di tutto quel lato emotivo e psicologico che mettiamo in gioco durante un processo di cambiamento.

L’appuntamento è per lunedì 16/03 presso la Biblioteca delle Donne. Stay tuned!

Torri, Tortellini….e Transizione

Rinfrancati dalle vacanze estive e ricaricate le nostre pile grazie all’energia solare (per quel poco che il sole c’è stato), siamo pronti ad incamminarci verso un nuovo anno di Transizione nel cuore della rossa e dotta Bologna.

NELLE PUNTATE PRECEDENTI…

Cosa è successo l’anno scorso?

Ci siamo incontrati, conosciuti, cementato inaspettate amicizie, il tutto mentre aumentavamo la nostra consapevolezza sul problema del picco del petrolio e sulla necessità di cambiare un modello di consumo che NON STA GIOVANDO AL NOSTRO PIANETA e NON CI STA NEMMENO RENDENDO FELICI.

Insieme abbiamo sognato un futuro i cui pilastri sono SOSTENIBILITA’ E COMUNITA’.

Abbiamo provato a immaginare in che modo potessimo CONCRETAMENTE dare un contributo, come gruppo, in tal senso, e abbiamo una valigia di idee e proposte ancora tutte da mettere in pratica.

In tutto questo, non è mai mancato il tempo per CONDIVIDERE, CELEBRARE e persino dare vita ad uno spettacolo teatrale!

AND NOW, WHAT?

Quali sono i propositi del gruppo per l’anno a venire? Lo scopriremo domani sera per il nostro primo incontro “ufficiale”, nella sede che ormai ci ospita da oltre un anno e dove ormai ci sentiamo a casa: la Biblioteca delle Donne, in via del Piombo 7.

Se vi interessano un futuro low-carbon, un gruppo strampalato di sognatori e manicaretti vegani, dovreste proprio venire a fare un salto, lunedì 15 Settembre, alle 21.

Questo lunedì vi è proprio impossibile?

No problem, saremo lì tutti i lunedì alla stessa ora!

Vi attendiamo!

Il team di Bo Dentro Porta.

La forza di fare rete – Incontro CAT 29/01

La scorsa settimana, i nostri amici di SLIT (San Lazzaro in Transizione) hanno aperto le porte della loro colorata sede per ospitare la consueta riunione del CAT (Centro di Avviamento alla Transizione), la quale costituisce occasione per i rappresentanti delle iniziative di Transizione della provincia di confrontarsi sulle rispettive esperienze, di offrirsi reciproco supporto e, in pieno spirito transizionista, di immaginare insieme i prossimi passi del nostro cammino.
In quest’ultimo CAT ho visto prendere forma quello che definirei il “cantiere della Transizione”: l’incontro si è caratterizzato per un fervere di idee e proposte e di illuminanti scambi di punti di vista.

Un desiderio comune emerso è stato quello di dar voce ad una “via italiana alla Transizione” (che esiste e presenta le sue specificità), seguendo vari percorsi: arricchire costantemente con le nostre esperienze il meraviglioso Wiki interattivo che il nostro Giovanni di Budrio sta mettendo a punto, ampliare il lemma “Città di Transizione” della versione italiana di Wikipedia (che è veramente scarno e non ci rende giustizia!), e infine un progetto un po’ più ambizioso e a lungo termine, quello di riscrivere il manuale in italiano, in una versione che ci descriva meglio e che rispecchi più fedelmente il nostro tessuto sociale.

Splendida anche l’idea di offrire supporto ai facilitatori che a breve inizieranno i corsi CeAT (specialmente coloro che svolgeranno questo ruolo per la prima volta!).

Insomma, sembra che ai gruppi di transizione della nostra provincia non manchino nè le idee, nè la voglia di condividerle e che abbiano fatto del “fare rete” la loro parola d’ordine.
Quello che rende il CAT di Bologna e provincia peculiare, se non unico, è la scelta dei singoli gruppi di non costituirsi in universi chiusi ed autoreferenziati, ma di aprirsi al dialogo, all’azione sinergica, alla condivisione dei saperi e delle pratiche.
Il buon proposito CAT per questo 2014 allora potrebbe essere di tenere alto il valore di questa nostra peculiarità, e continuare a creare innovazione e cambiamento INSIEME.

Perchè si sa, uniti si è più forti.

E ci si diverte anche molto di più! 🙂