Rob Hopkins a Milano, come è andata. Resoconto dal nostro inviato speciale

Giovedì 13 Marzo, pomeriggio – Milano
Fausto (inviato speciale da “Dentro Porta”)

Giornata calda e soleggiata a Milano: un giovedì primaverile che mette il buon umore. Arrivo in via Romagnosi poco prima dell’inizio della conferenza, giusto per essere sicuro di prendere un buon posto. Trovo una sala quasi piena e, con grande sorpresa, un terzo della sala è occupata da studenti di un istituto superiore agrario della provincia di Milano venuti apposta per confrontarsi col tema della resilienza. La conferenza sarà in diretta streaming e con traduzione simultanea: pare che Rob parli italiano ma, per essere più preciso, farà la sua conferenza in inglese. Pochi minuti dopo Pier Mario Vello (segretario della Fond. Cariplo) introduce Rob Hopkins come uno degli ambientalisti più influenti del momento, ne elogia il movimento da lui creato (ricordando che ad oggi esistono più di 1000 TT in oltre 40 Paesi) e presenta il progetto del bando sulle comunità resilienti curato dalla Fondazione Cariplo.

Qualche minuto dopo è Rob che prende la parola, il quale esordisce con grande pragmatismo e senza troppi giri di parole dicendo: “Sono arrivato qui in treno, anche se la ferrovia che vedete alle mie spalle era stata completamente distrutta dal peggior temporale di sempre. Questo è l’impatto evidente del cambiamento climatico…”. Continua subito dicendo che bisogna contenere il riscaldamento globale sotto i 2°C per evitare la catastrofe climatica, in un certo senso, “diluendo” il 20% del petrolio rimanente nel sottosuolo (e conveniente da estrarre). Dopodiché spiega come la transizione verso cui si deve puntare debba essere portata avanti attraverso tre processi fondamentali:
-la riduzione del consumo energetico
-la fine dell’espansione economica infinita e la rilocalizzazione dell’economia
-la presa di coscienza che siamo alla fine dell’era del petrolio a buon mercato e i suoi effetti.

Continua fornendo una serie di esempi di resilienza locale che sono stati avviati in diverse realtà di transizione: dagli orti urbani di Brasiliandia (una favela di San Paolo in Brasile) alla “community Energy Strategy” di Brixton (Londra). Rob sostiene che il maggior pregio della rete di realtà in transizione sia proprio il fatto che se un’idea ha successo in un posto viene condivisa con tutto gli altri nodi del network. Obiettivo principale resta quello di essere maggiormente resilienti attraverso la rilocalizzazione energetica, alimentare ed economica. La discussione si fa molto interessante quando Rob snocciola un po’ di dati sul consumo alimentare inglese: il 93% dei soldi spesi per comprare cibo vano a finire nelle casse dei supermarket, quindi non restano nel territorio. Il punto dell’avvio di imprese locali (Reconomy) resta quindi il punto forte della conferenza; di fatto, la nascita di realtà imprenditoriali che reinvestano denaro localmente è un argomento che piace molto anche ai politici e soggetti istituzionali territoriali. In pratica, secondo Rob, la resilienza non è più appannaggio di gruppi di visionari ma si è capito che può essere la chiave per superare questa (e le future) crisi economiche. Dopo poco più di un’ora Rob termina inondato dagli applausi e avvia il dibattito con le domande del pubblico. Le risposte di Rob danno luogo a ulteriori chiarimenti.

-La resilienza può anche essere costruita a livello nazione, di Stato quindi; il grosso va fatto però a livello di comunità, non di singoli o di regioni. Ma partendo dalla gente che ci circonda tutti i giorni.
-Nonostante la realtà dei fatti mostri come in comunità più piccole e più legate al territorio sia più facile avviare progetti di transizione, è anche vero che quando si partecipa al Transition Group si comincia anche a conoscere meglio e a sviluppare un legame più spesso col territorio in cui si abita.
-Il ruolo delle istituzioni è chiaramente importante ai fini della riuscita di una Transition Town e ultimamente, soprattutto nel Regno Unito, molti governi locali stanno supportando a livello legislativo anche i progetti di Transizione (Totnes, Bristol, Brixton…). Rob sottolinea come l’ossessione politica italiana per lo schieramento a un’ideologia politica da loro sia sentito in misura minore è che la cosa importante sia arrivare alla resilienza (“pro-localism”), non importa con che schieramento politico; conclude dicendo che per il Transition Movement è qualcosa che “resta sotto il livello istituzionale” e che si muove , riuscendo a creare network e conoscenza tacita. Le etichette non gli interessano insomma…

ECCO IL LINK PER RIVEDERE LA CONFERENZA IN STREAMING http://www.edithink.com/streaming/fondazionecariplo/hopkins.html Buona visione!

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